Un nuovo capitolo. La stessa sostanza.
C’è un momento preciso in cui un’identità autentica smette di parlare da sola. Non perché sia cambiata, ma perché il modo in cui la racconti non è più all’altezza di ciò che è diventata. Per Disonesto, quel momento è arrivato.


Da una ricetta a un movimento
Tutto è cominciato da un gesto.
Un gin tonic preparato dietro un bancone. Una ricetta. L’entusiasmo spontaneo di chi lo ha assaggiato per la prima volta. Quella reazione, curiosità, voglia di condividerlo, è diventata il centro di gravità attorno a cui il progetto ha iniziato a costruirsi.
Disonesto nasce come brand di distillati artigianali italiani, prodotti in piccoli lotti nella distilleria Panegos & Co. a Trinitapoli, in Puglia. Lavoriamo con alambicchi in rame Müller, selezioniamo le materie prime con metodo e seguiamo direttamente ogni fase della distillazione. È il nostro modo di lavorare.
Ma un brand non è solo ciò che produce. È il modo in cui sceglie di presentarsi, di parlare, di costruire relazioni. È qui che il restyling del marchio diventa necessario.
Non si tratta di una revisione estetica.
È una messa a fuoco.
Un processo guidato con la stessa cura che riserviamo alla distillazione: precisione, coerenza, intenzione. Oggi Disonesto è un brand più coeso, più riconoscibile, più onesto con la propria identità.
Un’identità solida, espressa attraverso un linguaggio più nitido, una bottiglia più riconoscibile, una presenza digitale costruita per espandere la nostra visione.



Ridefinire l’autenticità di Disonesto
“Disonesto” non è un nome casuale. Porta con sé un’origine intima e ironica: era il modo in cui la nonna chiamava il nostro mastro distillatore da bambino, quando sperimentava le tecniche di distillazione insieme al nonno. Un disonesto nel senso buono: curioso, libero, guidato dall’istinto creativo prima ancora che dalle regole.
Quella tensione tra rigore e libertà è ancora oggi il cuore del brand. Il payoff “Puro di spirito” la sintetizza con precisione: da un lato il distillato puro, realizzato con metodo; dall’altro uno spirito autentico, privo di eccessi e sovrastrutture.
Il cambio di etichetta: un inizio, non un traguardo
Negli ultimi mesi Disonesto ha attraversato un processo di ridefinizione. Nuova bottiglia, nuova etichetta, nuova presenza sul bancone. Un cambiamento visibile, ma solo il punto di partenza.
Quello che segue è più ambizioso.
A partire dalla nuova identità visiva abbiamo tracciato una direzione chiara e costruito un sistema di Special Edition, che vi accompagneranno nel tempo, stagione dopo stagione.
Ogni edizione nasce da una suggestione. L’etichetta non illustra il prodotto: lo contestualizza, lo inserisce in un immaginario più ampio. Non le solite storie da bar. Un racconto fatto per restare.



Il mondo della mixology ha bisogno di brand con identità solide. Di produzioni che rispettano la materia prima. Di storie con profondità. Disonesto vuole essere parte di quella risposta. Con radici solide e una visione contemporanea che continua a evolvere.
Non vogliamo restare fermi dietro un bancone. Vogliamo essere parte di ciò che accade dall’altra parte: tra le mani di chi mescola, nelle scelte di chi ordina, nell’atmosfera dei locali che ci scelgono.
Per noi il prodotto, da solo, non basta. Serve cultura.
E lo sanno bene anche i bartender, che non cercano più soltanto un distillato tecnicamente valido, ma un’identità con cui dialogare. E lo riconoscono anche i consumatori, sempre più attenti alla coerenza tra ciò che un brand dice e ciò che realmente è.
Disonesto si muove in questo spazio con intenzione, costruendo collaborazioni tra professionisti e locali. Perché la qualità nel bicchiere non nasce solo dalla tecnica, ma dal contesto in cui prende forma.
“Disonesto è cultura liquida che scorre nei bar, nei club, nei locali della città fin sotto cieli stellati, tra shaker, storie e momenti condivisi.”
C’è una differenza sottile ma sostanziale tra un locale che serve cocktail e uno spazio che li racconta. Disonesto vuole stare lì. Non come semplice etichetta, ma come parte viva di quell’identità.
Quando la tecnica si trasforma in esperienza condivisa, la traiettoria è già tracciata. Non abbiamo cambiato direzione: l’abbiamo semplicemente resa più chiara.